ACCOGLIENZA, ARTE PUBBLICA E AREE INTERNE

Le tre A che stanno colorando la Basilicata

Il cambio di passo, la visione innovativa, la voglia di destrutturare schemi seguiti da decenni lasciando sempre e comunque spazio al luogo, ricordando ed onorando i cittadini, cercando una contaminazione ed una integrazione dolce. Con la voglia di creare una Comunità davvero aperta coinvolgente quanti più territori possibile e soverchiando la logica dei confini, la cooperativa sociale il Sicomoro, amplificando il valore di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, ridisegna il principio di appartenenza.

La ricetta è semplice, ma quel che più colpisce è la velocità con cui questa semplice intuizione ha iniziato ad abitare tanti comuni lucani, tra le piazze e le vie cittadine, diventando subito patrimonio comune.  È anche così che si fa terzo settore in una piccola regione in cui le idee e le piccole innovazioni corrono di persona in persona, tra amicizie e buone relazioni, senza primogeniture, né marchi registrati.

Un artista, un maestro artigiano migrante e una comunità accogliente: sono questi i tre elementi che alcune associazioni e cooperative in diverso modo stanno provando a declinare in diversi comuni della Basilicata. Stigliano, Pietragalla, Nova Siri, San Chirico Raparo, Rionero, Matera: così elencate sembrano le tappe di una tournée, le sedi di un festival diffuso, ma non è così. Qui strade, piazze, facciate e muri prendono i colori di installazioni, performance e murales, che oggi raccontano la storia di un incontro, quello di un artista con un migrante e, insieme forestieri, con la comunità che li ospita. All’artista viene chiesto di rileggere e dare voce alle competenze – alla maestranza – di un migrante, e portarle nello spazio pubblico, perché diventi traccia riconosciuta tra i luoghi simbolo della comunità. È il caso dell’associazione MAAP – Atelier d’Arte Pubblica e della sua curatrice, Stefania Dubla, che chiuso il suo lavoro al Museé d’Orsay ha deciso di tornare a lavorare in Basilicata. Con MAAP ha portato gli artisti Davide Metrocubo Tagliabue e Giovanni Diele nella comunità per minori stranieri non accompagnati di San Chirico Raparo. Dove hanno conosciuto Mohammed: nel mobilificio di famiglia, in Egitto, Mohammed realizzava mobili per giovani coppie, a San Chirico ha firmato con gli artisti un’installazione che invita alla convivialità e all’espressione del talento. A Pietragalla invece un lungo telo bianco ha ricucito le vecchie ferite lasciate dal terremoto dell’Irpinia su un vecchio rudere, grazie alla manualità di sei donne migranti, che hanno ricamato, bianco su bianco, il linguaggio asemantico dell’artista Mariantonietta Clotilde Palasciano. Una lunga lettera, una performance quella voluta dall’artista con MAAP a Pietragalla, per invitare la comunità a riconoscere le ferite dei suoi abitanti, vecchi e nuovi, e a prendersene cura insieme.

Diversa è l’esperienza del Festival internazionale di Arte Pubblica Appartengo, a Stigliano, che ha tra i suoi protagonisti Pietro Micucci. Anche lui giovane professionista tornato a Sud, dopo diverse esperienze in giro per l’Europa. Con Appartengo è riuscito a portare a Stigliano oltre venti artisti internazionali, trasformando le sue piazze e i suoi palazzi in un grande museo a cielo aperto che attira ogni anno turisti e cultori dell’arte pubblica. Al cuore dell’esperienza oggi c’è un nuovo laboratorio che si va costruendo e che inviterà a lavorare insieme, su un progetto artistico
condiviso, un artigiano locale, un migrante e un artista internazionale. Già un murales nella città porta la firma di Abou Chaka, profugo siriano, che con la direzione artistica di Alessandro Suzzi ha illustrato una poesia di Nizar Qabbani.

FONTE: VITAINTERNATIONAL – Articolo di IACOVONE Luca del 23.03.2021